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Dicono di noi L’immagine della Toletta è per me indissolubilmente congiunta a quella del “manuale”, “id quod ad manu vel in manu est”, “tà en cheirì”, a quella idea nobilissima del libro che nel termine “enchiridion” si contiene.
“Manuale” è il libro che devi tenere accanto, a portata di mano. È altresì il libro che tutti possono acquistare. È il libro a disposizione di tutti e che tutti accompagna. È leggero (sia nel prezzo che nel peso) e insieme indispensabile. Ha l’aspetto modesto, eppure in ogni sua parola ti determina, ti incalza, ti destina.
Mi piace anche quando il “manuale” è già passato per altre mani prima di giungere alle mie. Bisognerebbe dire “libri letti”, non “libri usati”. Per misteriosi motivi ti sembra, a volte, di leggere un “libro letto” insieme ad un amico sconosciuto; altre volte, invece, di doverlo consolare per l’ignoranza o la cecità di un suo precedente proprietario. Il “manuale” ti comunica immediatamente la sua storia.
Acquistavo alla Toletta – come tutti, credo, a Venezia – i miei primi classici. Quelli della vecchia, gloriosa BUR. “Manuali” per eccellenza: costavano meno del quotidiano e riuscivano miracolosamente a “contenere” Dostoevskij e Tolstoj, Balzac e Stendhal e Flaubert... Li posseggo tutti ancora, rovinati dall’uso, ingialliti, con le pagine ancora più fitte e le lettere, se possibile, ancora più infinitesime: bellissimi. Invecchiando, diventan sempre più “manuali”.
Alla Toletta la gente viene perché ha bisogno del libro, non del “Viareggio”, non dello “Strega”. Ha bisogno del libro e lo cerca – proprio per questo – alle condizioni più convenienti. Sono le parole del libro, del manuale, non il suo aspetto, non la sua forma, non le “critiche” del giorno prima, che contano per gli amici della Toletta. Quest’idea del libro non invecchierà mai, e alla Toletta potremo sempre acquistarne, anche “nel tempo della miseria”.
Massimo Cacciari
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